Il gruppo di continuità, questo sconosciuto…

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di “gruppo di continuità“… Immagino che le mani alzate siano ancora tante. Ma cosa serve questa scatoletta che è interposta tra la presa di corrente e le apparecchiature elettroniche che qualche volta si vede in qualche previdente ufficio?

Prese di corrente

Come tutti sappiamo, le apparecchiature elettroniche dipendono dalla rete elettrica ma non sempre questa è pulita e sopratutto non è sempre certa la sua continuità. L’interruzione della rete elettrica può avvenire sicuramente per un black-out piuttosto che per un corto circuito o un sovraccarico, ma anche per un accidentale stacco della spina…

E cosa succede in questo caso alle nostre apparecchiature elettroniche ultra-sofisticate?

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Il gruppo Whad 1500 adatto per Server

Beh, diciamo innanzitutto che non tutti gli apparecchi elettronici sono uguali, alcuni sono molto sensibili (come gli strumenti di misura) altri sono molto più “tolleranti” agli sbalzi di tensioni o a picchi non graditi. Alcuni componenti, presenti sopratutto negli alimentatori dei personal computer da tavolo, stabilizzano la tensione ed accettano frequenze da 47 a 53 Hz. e voltaggi sino a 264V.

A volte però i picchi di tensione sono ancora più critici e le interruzioni di corrente possono causare gravi danni ai calcolatori e alle sue periferiche. Senza arrivare al guasto hardware, il black-out momentaneo o un segnale sporco posso incidere in maniera negativa nella salvaguardia dei nostri dati.

Infatti i personal computer computer, spesso e volentieri, ritardono alcune operazioni vitali come alcune riorganizzazione di dati o scrittura di settori nell’hard disk ai tempi morti.
E cosa succede se nel bel mezzo della scrittura della tesi di laurea, mentre noi siamo andati a bere il caffè e la caffettiera elettrica ha deciso di far saltare i tappi, e il PC bontà sua – proprio in quel momento stava scrivendo alcuni dati vitali necessari al funzionamento del sistema operativo?
Puff!!!! Il computer non parte più oppure la nostra agognata tesi e andata nel paradiso dei bit!

Per fortuna la tecnologia ci viene incontro e scopriamo che, con una spesa modesta abbiamo la possibilità di dotare le nostre apparecchiature di un sistema elettronico che ha due funzioni. Corregge la tensione che arriva nelle nostre case filtrandola e mantiene per qualche minuto la corrente elettrica in caso di interruzione.

Esistono diversi tipologie di gruppi di continuità, principalmente si dividono in short-break e no-break (oppure on-line). Nel primo gruppo, adatto ad un utilizzo casa-ufficio, sono compresi quelle apparecchiature che correggono in segnale e, in caso di mancanza di linea elettrica, entrano in funzione nel giro di pochissimi millisecondi; Tanto che nessuno si accorge di niente, a parte ovviamente un fastidioso Biiiiiipbiiiiiip che ci avvisa che al gruppo non arriva la tensione elettrica e che quindi sono entrate in funzione le batterie interne.

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Il gruppo Legrand Niky 800, sicurezza in economia.

L’autonomia della batteria varia a seconda del modello come pure il carico massimo supportato. A titolo di esempio, se dobbiamo proteggere un personal computer dotato di un  alimentatore da 500Watt con uno schermo LCD da 19″, normalmente è sufficiente un gruppo da 800Va (potenza attiva 400W) che ha un autonomia di circa 5″.

Queste apparecchiature sono dotate, normalmente, anche di una presa USB che permette – tramite un opportuno software – di avvisare il computer dell’evento fortuito e quest’ultimo potrà quindi, dopo un tempo ragionevole (2-3 minuti), decidere di spegnere il computer se nel frattempo non è tornata la corrente.

I gruppi on-line solitamente sono consigliati per apparecchiature più sofisticati e potenti come i server, in questo caso l’alimentazione fornita è garantita dalle batterie interne e di conseguenza il tempo di intervento in caso di interruzione di linea è quasi zero (no break).

Ricordiamo sempre, prevenire è meglio che curare!

1 commento su “Il gruppo di continuità, questo sconosciuto…

  • Interessante, a volte ci si dimentica di come si possono risolvere grandi problemi con piccole soluzioni 🙂

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